L’introduzione di imposte per l’accesso agli Employment Tribunals ed agli Employment Appeal Tribunals ordinata dal Lord Chancellor nell’esercizio del suo “statutory power” viola i principi della Common Law e dell’ordinamento comunitario che assicurano e proteggono i diritti dei lavoratori in quanto impedisce a questi ultimi l’accesso alla giustizia. Dalla loro introduzione sino al 29 luglio 2013, data dell’emanazione del Employment Tribunals and the Employment Appeal Tribunals Fees Order 2013, SI 2013/1893 l’accesso agli ET ed agli EAT non richiedeva il versamento di alcuna imposta.

Come ricorda la Corte in una lunga dissertazione, “the constitutional right of access to the courts is inherent in the rule of law. The importance of the rule of law is not always understood. Indications of a lack of understanding include the assumption that the administration of justice is merely a public service like any other, that courts and tribunals are providers of services to the “users” who appear before them, and that the provision of those services is of value only to the users themselves and to those who are remunerated for their participation in the proceedings” (p.to 66). Al cuore della rule of law vi è l’idea che la vita di una società è regolata dalla legge e perché questa non rimanga a dead letter, “courts exist in order to ensure that the laws made by Parliament, and the common law created by the courts themselves, are applied and enforced” (p.to 68). L’imposizione di imposte processuali non lede astrattamente il diritto al rimedio giurisdizionale ove ciò sia funzionale al raggiungimento di uno scopo legittimo quale, ad esempio, il miglioramento del sistema giudiziario anche attraverso il disincentivo di ricorsi frivoli o vessatori (p.to 86). Tuttavia, esse divengono illegittime nel momento in cui si concretizzano in “a real risk that persons will effectively be prevented from having access to justice” (p.to 87) ovvero “the degree of intrusion must [will] be greater than is justified by the objectives which the measure is intended to serve” (p.to 88).

Il tasso di incidenza delle imposte sul diritto di accesso alla giustizia non va considerato astrattamente ma deve di essere vagliato sulla base di un effettivo riscontro degli effetti prodotti. Un’imposta, secondo la Corte di ultima istanza, non è ingiusta solo quando impedisca il ricorso al giudice perché eccessivamente onerosa per l’attore, bensì anche nel caso in cui renda del tutto irrazionale il procedimento, ad esempio perché privo di portata patrimoniale o questa riveli un valore modesto. In ragione di quanto premesso non v’è dubbio che il Fees Order 2013 abbia prodotto una sensibile riduzione dei procedimenti dinanzi Employment Tribunals ed agli Employment Appeal Tribunals palesando un’illegittima violazione del diritto di accesso alla giustizia.

Anche sotto il profilo del diritto comunitario, l’ordine del Lord Chancellor deve essere ritenuto illegittimo poiché in contrasto con il principio di effettività dei rimedi giurisdizionali di cui all’art. 47 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione europea che, interpretato alla luce dell’art. 6 CEDU, stabilisce che eventuali limitazioni siano consentite solo ove perseguano uno scopo legittimo e sussista un rapporto di proporzionalità tra gli obiettivi individuati dalla legge ed i mezzi impiegati per raggiungerli.

 

Il testo completo della sentenza è disponibile al seguente link:

uksc-2015-0233-judgment

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